Spazi di colore e tinta: ProPhoto RGB contro tutti

Bruce Fraser dopo aver testato a fondo il profilo di colore ProPhoto RGB scriveva: “It’s a substantially bigger space than EktaSpace, but it’s surprisingly well behaved in terms of keeping hues constant as you edit.” Vediamo se aveva visto giusto.

Esattamente come per valutare un automobile servono le prove su strada, un profilo di colore usato come spazio di lavoro deve essere valutato in base al suo comportamento durante l’editing. Si può valutare per esempio fino a che punto riesce a contenere gli effetti indesiderati che gli spazi RGB portano con se. Uno di questi effetti è lo spostamento della tinta dei colori che avviene durante interventi diretti alla correzione delle altri attributi percettivi dei colori, quali la chiarezza o la croma (leggi saturazione). Un tipico intervento di questo tipo è l’applicazione di una curva di contrasto: l’intervento è diretto alla chiarezza dei colori, ma porta con se due effetti secondari, il primo è l’innalzamento della saturazione dei colori, questo effetto non è voluto ma se non esagerato è accettato; il secondo effetto è lo spostamento della tinta dei colori, questo effetto non è né voluto nè accettato.

Metodo di confronto

Il metodo di confronto è più difficile da descrivere che da fare: per ogni comparazione ho aperto in ACR l’immagine di un ColorChecker SG, ho impostato la curva tonale su contrasto forte, ho diminuito con i cursori HSL la saturazione delle patches che debordavano dal gamut di destinazione, poi ho aperto l’immagine in PS. Ho riaperto l’immagine del target in ACR, impostato la curva su lineare, importata l’immagine in PS, duplicata, ho convertito la copia al profilo di comparazione e ho trovato per ogni immagine la curva che rendeva la stessa chiarezza delle patches grigie della prima immagine convertita con ACR impostato su contrasto forte. Alla fine ho importato le immagini in PatchTool di BabelColor per rilevare gli spostamenti della tinta secondo la formula dE 00.

Ho diviso gli spazi di colore secondo il volume del loro gamut. Per un approfondimento sulle caratteristiche dei profili testati potete leggere questi post di Mauro Boscarol.

Spazi di colore a gamut molto esteso: Prophoto RGB VS Wide Gamut RGB

ProPhoto RGB (Kodak) e Wide Gamut RGB (Adobe) sono i due spazi di lavoro RGB più ampi. Nonostante sia molto esteso Wide Gamut RGB non riesce a descrivere tutte le patches del target contrastato, per cui ho dovuto ricorrere ai cursori HSL:

Le curve di contrasto portano a un dL* max 0.10 sui grigi:

Gli spostamenti di tinta peggiori:

ProPhoto RGB mantiene la tinta molto più sotto controllo: la tacca peggiore in Wide Gamut ha uno spostamento di quasi 2.5 volte maggiore. Per dar un’idea dello spostamento sotto ho messo un confronto fra i due blu (desaturati per farli rientrare nel gamut di visualizzazione sRGB): il blu in Wide Gamut RGB è viola.

Le statistiche indicano un errore medio quasi triplo con Wide Gamut RGB:

Spazi di lavoro dedicati: ProPhoto RGB gamma 1.8 VS ProPhoto RGB gamma 1

ProPhoto in gamma lineare è stato creato contemporaneamente al fratello “a gamma corretta” per l’editing delle immagini non ancora renderizzate (raw), ed è usato nei raw converter di casa Adobe.

Tutte le tacche del ColorChecker SG contrastato rientrano nel gamut di destinazione.

Le due curve portano le tacche grigie ad un dL* max di 0.14:

Gli spostamenti peggiori indicano che la versione del profilo “a gamma corretta” mantiene un discreto vantaggio. Usando il ColorChecker SG si iniziano a vedere distacchi maggiori rispetto alla prova precedente:

Le statistiche riportano uno spostamento medio della tinta raddoppiato in ProPhoto a gamma 1:

Spazi di colore a gamut esteso: Adobe RGB 98 VS ProPhoto RGB

Con Adobe RGB bisogna intervenire abbastanza pesantemente sui cursori HSL per riportare le patches del target contrastato nel gamut di destinazione:

Le curve portano le tacche grigie a un dL* max di 0.18:

Le tacche peggiori mostrano uno spostamento quasi doppio in Adobe RGB:

L’errore medio è più che raddoppiato con Adobe RGB:

Spazi di colore a gamut standard: sRGB VS ProPhoto RGB

Gli interventi per far entrare il ColorChecker SG contrastato in sRGB sono pesanti:

Le due curve portano ad un dL* max di 0.08:

Le patches peggiori in sRGB tendono al raddoppio dell’errore:

L’errore medio in sRGB è più che doppio:

Conclusioni

Ancora una volta Bruce Fraser aveva visto giusto, l’uso del profilo di colore Prophoto RGB nell’editing riduce di molto gli spostamenti della tinta.

Complimenti a Kodak per l’eccellente lavoro svolto nella creazione di questo profilo!

Questa voce è stata pubblicata in Color management. Contrassegna il permalink.

3 risposte a Spazi di colore e tinta: ProPhoto RGB contro tutti

  1. Pingback: Meglio sRGB o ProPhoto? – Fineart Connection

    • Marco scrive:

      “sviluppare un’immagine raw (attenzione, i cui colori rappresentati siano compresi in sRGB) in sRGB o in ProPhoto non cambia nulla in termini di ‘esatta’ o ‘fedele’ rappresentazione del colore finale”

      Non cambia perché lo spazio colore utilizzato durante l’editing del RAW è Prophoto a gamma lineare indipendentemente dal profilo di uscita selezionato

      “Ciò che, invece, non possiamo stabilire con questo esempio è quale delle due sia migliore in termini di fedeltà in quanto non disponiamo del colore originale!”

      Non è il profilo di uscita a determinare la fedeltà dell’immagine, ma quello di “entrata” (il profilo della fotocamera)

  2. Pingback: Meglio sRGB o ProPhoto? – Fineart Connection Blog

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *